Il Trio Lescano e la sua storia particolare

                             

“Parlano d’amore i tuli-tuli-tulipan…” : questo è un ritornello che la nostra generazione ricorda a malapena, non so se lo terranno a mente quelle future, eppure lo interpretava il trio vocale che fu più celebre in Italia tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

L’allegria di quelle note accendeva l’immaginario della gente portandola in Olanda, paese d’origine del Trio Lescano, interprete della canzone, immaginando forse campi di tulipani all’ombra dei mulini a vento.

La storia del Trio Lescano è stata una storia singolare, soprattutto una storia di donne in una società patriarcale nella quale gli uomini erano abituati ad avere a fianco fidanzate, mogli e amanti, e non certo avvezzi a ragazze indipendenti che con tenacia e determinazione prendevano in mano il loro destino.

Le prove erano estenuanti – diceva Sandra, la maggiore delle tre – e per chi non lo sapesse, nei primi tempi, venivamo in teatro alle otto del mattino, e provavamo tantissimo, fino a nove ore al giorno.”

Le tre sorelle, arrivate in Italia in pieno regime fascista, erano straniere, accompagnate da una madre ebrea e quindi loro stesse ebree, senza un padre che le tutelasse, senza legami in Italia, e senza una rilevante carriera artistica alle spalle, se non quella legata alla danza acrobatica. 

Il trio nel 1936

È comprensibile che agli inizi si fossero presentate in Italia vantando un “passato artistico, tra scuole di danza a Parigi, madre cantante d’operetta, padre artista circense e tante tournée di successo internazionali”. Fu una azione di marketing di sé stesse che le tre sorelle furono abili a mettere in pratica.

Alexandra, Judith e Catharina Leschan erano figlie d’arte sì, ma non come a loro piaceva raccontarsi. Il padre, Alexander Leschan, era figlio di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico che, deludendo le aspettative paterne che lo volevano nelle truppe imperiali, lasciò casa preferendo alle armi la vita del circo.
Esordì come acrobata poi, forse a causa di un incidente sul lavoro quando aveva già circa cinquant’anni, fu costretto a reinventarsi come clown.

Le sorelle Leschan

Leschan aveva sposato in seconde nozze Eva de Leeuwe, un’ebrea olandese che, stando alle figlie, nate in Olanda, era stata cantante d’operetta. Purtroppo, dopo la morte del tanto atteso figlio maschio, deceduto a soli nove mesi, tra Eva e Alexander sorsero grandi dissapori: questo dissidio fu un colpo duro che Alexander cercò di lenire con l’alcol. Quei litigi li portarono alla separazione, tanto che nel 1927 Alexander ritornò in Ungheria.
Le quattro donne rimasero così sole. 

Fin da bambine le due sorelle maggiori si erano esibite nel circo come acrobate e successivamente come ballerine in un gruppo di danza moderna. La madre fu sempre al loro fianco sostenendole in ogni momento della loro carriera, fungendo da manager e tenendo in mano i fili delle loro vite e le chiavi della cassa. Riferendosi alla madre Alexandra affermò:

Noi la chiamavamo “il carabiniere” e senza il carabiniere non si muoveva un passo: non siamo andate certo a letto con quelli dell’EIAR, noi!”

Le tre sorelle e la madre Eva alle loro spalle

Nel 1929, mentre accompagnava le due figlie più grandi nella tournée con il gruppo di ballo olandese Ballet Dickson su una nave diretta a Buenos Aires, Eva incontrò Enrico Portino e se ne innamorò. Con Enrico iniziò così una relazione che proseguì fino alla morte di lui nel 1936.

Presto Enrico Portino diventò l’impresario di Alexandra e Judith, assistendo Eva nella gestione delle ragazze. Al rientro dalla tournée in America del Sud, Eva formò “The Sundays Girls”, un gruppo composto da sette ballerine in cui le sue due figlie brillavano di luce propria, tanto che sciolse il gruppo per costituire il duo di danza “Sunday Sisters”.
E fu con questa formazione che Alexandra e Judith si esibirono tra Europa e Medio Oriente nelle tournée organizzate da Portino.

Judith, Alexandra ed Eva con Enrico Portino davanti alle piramidi in Egitto

Nel 1935 Portino iniziò ad avere seri problemi di salute e convinse Eva e le due ragazze a sospendere le tournée per stabilirsi in Italia, precisamente a Torino, città nella quale le due Leschan continuarono a esibirsi in numeri di danza acrobatica.

Portino morì ma Roma il 28 dicembre, subito dopo aver organizzato in quel 1936 una breve tournée in Italia Settentrionale, con l’appoggio del Quartetto Jazz Prato.

L’altro uomo chiave nella carriera delle Sunday Sisters, fu il talent scout dell’epoca Carlo Prato che, colpito dal loro talento per il canto, consigliò a Eva di far venire a Torino anche la figlia minore Catharina, rimasta a studiare all’Aja, per formare un trio vocale sull’onda dei trii americani come le Boswell Sisters.

Il Maestro che inventò il Trio Lescano, Carlo Prato, ci aveva insegnato a seguire una “nostra” nota ed un “nostro” tono: ognuna di noi, quindi, seguiva un determinato modulo con risultati evidentemente soddisfacenti per l’ascoltatore.” 

Le tre sorelle con il M° Carlo Prato loro preparatore

Il talento, coniugato con la disciplina e l’indispensabile buona sorte fece arrivare il grande successo. Durò tuttavia meno di un decennio, fino al 1948, quando le ragazze partirono per l’Argentina. In Italia del resto avevano interrotto la loro carriera per circa due anni, sparendo al culmine della Seconda guerra mondiale, quando l’applicazione delle leggi razziali del 1938 raggiunse il massimo della ferocia e della sistematicità. 

Malgrado le leggi razziali, le tre sorelle avevano ottenuto dal Ministero degli Interni del Regno d’Italia una dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica con una conseguente proroga di soggiorno. Successivamente ebbero la cittadinanza italiana e, per poter lavorare, l’iscrizione al partito fascista. Se per le tre sorelle, in teoria, l’inasprirsi delle leggi razziali non avrebbe dovuto rappresentare un problema, lo era tuttavia per Eva, di dichiarata religione ebraica, che non aveva potuto ottenere lo stesso status delle figlie, e che nella primavera del 1942 si trasferì in gran segreto in un paesino del Canavese.

Nell’autunno del 1942 Eva si nascose in una pensione sulle montagne della Val D’Aosta non lontano dal confine svizzero. All’inizio, le figlie la andarono a trovare di nascosto, ma verso la fine del 1943 anche loro decisero di ritirarsi dalle scene e di raggiungere la madre, in attesa di tempi migliori.

Il regime fascista aveva concesso loro la cittadinanza italiana, ma non l’immunità dalla persecuzione razziale. Pare che i nazisti abbiano cercato di arrestarle nel ‘43, ma per ragioni tuttora misteriose le sorelle vennero rilasciate, sparirono i documenti ma ovviamente decisero per prudenza di nascondersi in Val d’Aosta, rimanendo con la madre fino a guerra finita. 

Per Alexandra, Giuditta e Chatarina tutto era iniziato nel 1935, con una esibizione in un locale di Verona, durante la quale vennero notate da Carlo Prato, figura mitica dell’Eiar fascista. 

Prato le mise a lavorare sul canto armonizzato a tre, un modo di cantare molto moderno, che richiamava lo swing, musica che, malgrado la censura, dall’America penetrava inesorabilmente anche in Italia.

“Maramao perché sei morto”, “Ma le gambe”, “Tulipan”, “Non dimenticar le mie parole”, “Signorine grandi firme”: queste e tante altre loro canzoni spopolavano nei teatri e alla radio. 
Marinetti le chiamava “Le sorelle che realizzarono il mistero della trinità celeste”, il pubblico le amava e Mussolini anche. Le tre ragazze erano giovani, ricche e inconsapevoli.

Nel 1938 le Lescano erano già leggenda, giravano l’Italia con le compagnie migliori e guadagnavano mille lire al giorno. C’è da ricordare che in quegli stessi anni molti italiani cantavano “Se potessi avere mille lire al mese”! Le tre sorelle vivevano nei grandi alberghi e spesso sfoggiavano gioielli e abiti lussuosi. 

In molti hanno cercato di dipanare i misteri del trio che restò in auge fino al 1942, anche se nel 1943, già ostracizzate dall’Eiar ma ancora seguitissime nei teatri d’Italia, avevano molti fan disposti ad aiutarle e proteggerle.

Sandra, Giuditta, Caterinetta ed Eva rifugiate nella pensione di montagna di Giuseppina Ravazza a Saint-Vincent, nell’inverno del 1944

Finì la guerra: nel 1946 il mondo era cambiato e loro, anche se avevano perduto 102 parenti nei lager nazisti, erano personaggi ritenuti legati all’epoca fascista. 

Fu necessario emigrare in Sud America, ma Caterinetta, la minore, non le seguì perché voleva sposarsi e aveva qualche problema con le sorelle. Fu allora che venne ingaggiata Maria Bria, spacciata come la terza Lescano: l’idea truffaldina fu di Nino Gallizio, l’uomo di Sandra.

Maria Bria/Lescano

Nino sfrutterà per molti anni ancora il trio che continuava ad essere mantenuto nel lusso passando di hotel in hotel durante le lunghe tournée nei Paesi sudamericani.

Il Nuovo Trio Lescano (Torino, 1946); l’uomo che compare sulla destra è con ogni probabilità il loro impresario, Nino Gallizio

Tornando al sodalizio tra madre e figlie, esso iniziò a vacillare con l’avvento degli uomini, fidanzati o mariti che fossero.

Dalle interviste rilasciate da persone vicine al Trio in quegli anni, si può leggere che le sorelle avevano avuto numerosi pretendenti e brevi storie, ma queste relazioni non avevano mai preso il sopravvento sulla loro carriera. 

L’armonia ricevette un primo scossone quando Alexandra s’innamorò di Vincenzo (detto Nino) Gallizio, conosciuto nel 1942 durante la messa in scena della rivista “Sogniamo insieme”, del cui cast facevano parte entrambi.

Nino rimase legato a Sandra per una decina d’anni circa e al termine della guerra prese il posto di Eva de Leeuwe come impresario del trio, gestendo i loro affari e le loro finanze, sembra peraltro in maniera non molto trasparente. 

Alexandra non si rese subito conto che Nino dissipava i soldi guadagnati dal Trio giocando a carte o con le scommesse e fu per causa sua che Catharina, compagna dell’antiquario Giulio Epicureo, lasciò il Trio. Giulio le aveva confessato i suoi sospetti su Gallizio, convincendola a lasciare le scene.

Catharina e Giulio Epicureo. L’immagine è stata concessa al sito “Ricordando il Trio Lescano” da Gesuino Epicureo.

Le tre sorelle litigarono come mai prima, si parlò addirittura di avvocati ma alla fine trovarono un accordo e si separarono. Fu così che Maria Bria fu inserita da Nino nel Trio al posto di Catharina. Ma cinque anni dopo, a Caracas, anche lei lasciò le altre due sorelle Lescano, sempre a causa del Gallizio, sebbene la rottura avvenne ufficialmente per attriti con Sandra, che poco dopo lasciò finalmente Gallizio.

Judith, Eva e Alexandra a Caracas

Purtroppo da questo ultimo scioglimento il Trio non si riprese più.

Alexandra si ritrovò in Venezuela disoccupata e senza un soldo. Aiutata dalla conoscenza di diverse lingue, si inventò svariati lavori. Alloggiò nella pensione gestita dal parmense Guido Franceschi con il quale iniziò una relazione per poi sposarsi al rientro in Italia, quando Franceschi era rimasto vedovo. Alla morte di Franceschi, Alexandra si trasferì con l’anziana madre a Salsomaggiore in un modesto appartamento dove morì nel 1987, ormai quasi dimenticata.

Alexandra nella sua casa di Salsomaggiore

Judith, dopo una storia di quattro anni con Marcello Cianfanelli, sassofonista nei complessi Eiar, nel 1944 s’innamorò di un soldato americano. Purtroppo questi fu preso e mutilato da una bomba, perdendo braccia e gambe e lasciando Judith disperata.
Per anni non si riprese dallo choc e sembra che fosse questo il motivo per il quale si avvicinò all’alcol. Judith non ebbe altre storie fino allo scioglimento del Trio, in Venezuela. Nel 1955, conobbe un petroliere canadese, si sposarono e vissero a Maracaibo. La morte di Judith, non documentata, si presume sia avvenuta tra il 1975 e il 1977 a causa di un incidente in mare.

Catharina e Giulio Epicureo si lasciarono dopo otto anni in seguito a una relazione nata tra Catharina e Duilio D’Agostino, impiegato nel negozio di Epicureo. 

Il fatto strano fu che dopo la separazione con Giulio, fu Duilio a diventare titolare del negozio, sebbene fosse stata Catharina a fare da prestanome a Epicureo. I due maschi si erano passati il testimone! Dopo qualche anno però i due si lasciarono.

Catharina Lescano

Catharina si trasferì a Roma tentando di rientrare nel giro della radiotelevisione ma non ebbe successo. Inoltre la salute le causava seri fastidi e dopo aver raggiunto le sorelle in Venezuela, incontrò a Caracas un costruttore italiano che presto sposò ma che qualche anno più tardi, morì per un tumore.
Questo fu l’epilogo del famoso Trio.

Il successo del Trio Lescano fu certo dovuto al loro talento, alla loro disciplina e alla loro tenacia che non le fece arrendere di fronte all’enorme lavoro che dovettero affrontare per raggiungerlo.

Con le loro voci affiatate in perfetta armonia, la loro languida pronuncia esotica e la loro simpatia avevano fatto sognare e sperare un’intera generazione, modulandone la colonna sonora in uno dei periodi più terribili della storia italiana ed europea.

Furono loro, cantanti ebree ad essere le star della radio fascista!

Ringraziamo gli amici del sito “Ricordando il trio Lescano” per le immagini e gli spunti che ci hanno permesso di realizzare questo articolo.

Tonino Panino è nato, o meglio è stato covato a Roma negli anni del boom italiano, cioè all’incirca a metà degli anni Cinquanta.
Già da piccolo amava a tal punto i suoi contemporanei che meditava di fondare un Erode Fun Club.
La faccenda si concretizzò solo qualche decennio dopo e Panino, insieme col collega Tarallo, venne nominato membro a vita del sodalizio, percorrendone per intero il cursus honorum.
Figlio unico, per buona sorte dei suoi mancati fratelli e sorelle, da piccolo non era molto studioso, preferendo trascorrere il suo tempo tra le braccia di Euterpe, piuttosto che a scuola, ascoltando musica e suonando: prima il pianoforte, poi il violino, quindi le percussioni e per ultimo il campanello di casa.
Senza musica non vivrebbe, lo sanno anche in casa, luogo nel quale è sottoposto giornalmente ad una flebo di gorgheggi melodici.
La sua musica preferita è il folk jazz sinfonico, ma non gli dispiace neppure la musica elettro-barocca da camera: comunque vista la sua spaventosa apertura mentale in campo musicale si può dire gli piacciano tutti i generi tranne i raga tibetani.
Non è una buona forchetta e non ama stare in tavola più di 35 secondi, e questo solo nel raro caso si senta di buon umore.
Ha la cordialità di un riccio arrabbiato ed è abitudinario al punto di non aver mai cambiato moglie.
Parla fluentemente un po’ di lingue tra cui l’uzbeco e il sezzese. 


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