Non lo so

“Non lo so”,
risponde il poeta quando gli viene chiesto se è poeta.
Non sa di questa sua attitudine ad essere qualcosa che non sa.
I “non lo so”, dei quali parla anche la poetessa polacca Wislawa Szrymborska nel discorso pronunciato al momento di ricevere il premio Nobel per la Poesia, sono la strada verso la creazione poetica che a suo dire ha certezza solo del proprio limite.

Wislawa Szrymborska

“I poeti, se sono genuini, devono a loro volta continuare a ripetersi “Non lo so”…”,

sostiene la Szrymborska;
è il sapere di non sapere di filosofica memoria, un concetto che Socrate era solito ripetere e che non mi sorprende affatto si adatti perfettamente alla Poesia, che è dialogo costante con noi stessi prima ancora che con il mondo circostante.
E’ il tentativo di capire ciò che non sappiamo, mai di imporre la propria presunta verità.

L’attitudine alla Poesia non è mai mossa da ferree certezze e il poeta ha bisogno perciò di momenti di silenzio, di riflessione.
Non è nella copiosa produzione “letteraria” la sua grandezza, ma proprio nella capacità di raccogliersi e indagare, di compiere il percorso verso ciò che non conosce e che a volte l’intuizione rivela, senza mai svelare completamente.

Io diffido anche di chi sostiene che la Poesia si possa insegnare, che essa sia una disciplina come qualsiasi altra e che possa dunque apprendersi seguendo pseudo corsi di poetica tenuti da professori dotti e sapienti, che, in virtù dell’esperienza di cui si fanno vanto, ritengono di essere titolati all’insegnamento di una scrittura creativa per laureare poeti un discreto numero di allievi, per lo più affetti da narcisismo e un illusorio desiderio di “grandezza”.  Indossano già l’alloro col quale cingersi il capo e si sono proclamati, prima ancora di essere stati proclamati.
Invece la ritrosia della Poesia spesso mi commuove, essa alberga nelle persone più impensate, si nutre degli animi più dissimili, e non ha certo preferenza tra laureati, politici e scienziati, nasce per caso e spesso è disconosciuta, vive e si moltiplica in sordina.

Io diffido soprattutto della vanagloria, perciò mi rifugio nella grande lezione che la poetessa Wislawa Szrimborka ci ha lasciati, sostenendo che la poesia è una vocazione e un atto di libertà che va conquistato, ma non forzato né imposto in nessuna forma.
Per questa ragione nessun poeta può insegnarci la Poesia, perché non sa egli stesso cosa sia quel presupposto di partenza e il dialogo con sé stesso che quel “non lo so” costantemente alimenta nutrendo la Poesia.
 

I “non lo so” sono una crepa nelle certezze, un atto di umiltà, la leva che muove il poeta, e non solo, verso la propria arte, è come quando alla fine di un testo io lascio un “Forse” e sottintendo con esso il mio “non lo so”; la porta resta sempre aperta alla scoperta.
C’è sempre uno spiraglio dal quale si intravede una lucina e chissà che non illumini un altro spicchio di verità.
Persino la falce di luna che riluce in cielo potrebbe cambiare la prospettiva di una notte.

FORSE.

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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Un commento su “Non lo so

  1. Ho sempre pensato che l’arte sia emozione, condivisione, scoperta che nasce da un forte sentimento oppure da una visione, un sogno o semplicemente dalla malinconia. Soprattutto che sia spontaneità e dall’intimità quindi il contrario della moda o del pensiero comune o del conformismo. Si possono, forse, insegnare delle tecniche artistiche oppure spiegare alcune opere, ma sono sicuro che ognuno di noi, davanti alla stessa opera d’arte, ha sensazioni diverse dovute anche al momento. Non credo si possa insegnare ad essere artisti, sicuramente a migliorare o a cambiare tecnica, tantomeno insegnare ad essere poeti. Se non si vive un’emozione, forse, non si può trasmettere o replicare o insegnare o rivivere. Senza umiltà è difficile comprendere il mondo esterno figuriamoci trasmettere una sensazione… forse. Quello che so è che considerando l’arte un’emozione non sono esperto di arte, ma di quello che un’opera d’arte mi trasmette

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