Morte di una stagione di Fernanda Pivano

Morte di una stagione

Piovve tutta la notte
Sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
Entro un tuonare lugubre di pietre
Fermi sull’argine reggemmo lanterne
A esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
Sui fili fradice immote
Spiare cenni arcani di partenza
E le specchiavamo sulla terra
Le fontane dai volti disfatti.

Fernanda Pivano


Fernanda Pivano nacque a Genova il 18 luglio 1917 da una famiglia di origini scozzesi. Nella sua lunga vita è stata traduttrice, scrittrice, giornalista, attivista politica e critica musicale, ma queste etichette rendono solo in parte la natura di una delle più importanti figure della cultura italiana della seconda metà del ‘900. Se si volessero cercare nella sua infanzia i segni premonitori di un destino già segnato, basti pensare che fu compagna di classe di Primo Levi ed ebbe come insegnante di italiano Cesare Pavese ; e proprio sotto la guida di Pavese, nel 1943, all’età di 26 anni inaugurò la propria carriera pubblicando per Einaudi la prima traduzione italiana della monumentale Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Arrestata durante la Seconda Guerra Mondiale per aver tradotto Addio alle armi di Ernest Hemingway, testo accusato di essere un manifesto antimilitarista, dopo aver sposato l’architetto e designer Ettore Sottsass nel 1949, partì alla volta degli Stati Uniti nel ‘56. Da quel momento Pivano divenne una delle più esperte americaniste a livello mondiale.
Fu proprio Pivano a promuovere in Italia e in Europa gli scrittori della Beat Generation e fino agli anni ’90 rimase un’attenta talent scout, segnalando al pubblico italiano autori che di lì a breve si sarebbero imposti sulla scena culturale internazionale. E proprio a lei dobbiamo i primi accenni nel nostro paese ad autori come Francis Scott Fitzgerald, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Henry MillerCharles Bukowski . In Italia fu attenta osservatrice del fermento culturale del tempo e si distinse per essere tra le prime e più entusiaste estimatrici di molti cantautori che, in maniera lungimirante e moderna, riteneva i degni eredi della tradizione letteraria nostrana. Intenso fu il rapporto con Fabrizio De Andrè. Il lascito più considerevole rimangono i suoi Diari, pubblicati da Bompiani in due volumi nel 2008 e 2010 ripercorrono una storia che, per vastità di esperienze e spessore di uomini e donne incontrati nel corso della propria vita, ha pochi paragoni nel ‘900.

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.


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