Non fu come credevi di Lucio Piccolo

Non fu come credevi

Non fu come credevi per lo scatto
del giorno innanzi che aveva turbato
la pianta gracile troppo sensitiva.
Per altro fu il singhiozzo subito:
forse l’eco risorta
d’una storia dolente;
ma certo in me s’apriva

tremenda ed umile
la voce che da sempre dura
e che ci lega, ognuno
di noi, al dolore d’ognuno anche ignorato.
Poi viene calma, e il riposo
al tuo riparo. Su la rena
onda dopo onda la marina lontana
forse suona una notte
in cui riemergono dalle profondità
sull’errante pianura
le luci fuggitive dei tesori
che i navigli salpati alle speranze
dell’Isole Felici
dispersero sull’acque.

Lucio Piccolo

50 anni fa, il 26 maggio 1969, moriva Lucio Piccolo di Calanovella, considerato dalla critica letteraria uno dei maggiori poeti del Novecento. Era nato a Palermo nel 1901, discendente da una famiglia radicata da alcuni secoli a Ficarra, a Naso e a Capo d’Orlando, dove l’autore ha vissuto per gran parte della sua vita. Nel 1954 ha stampato a proprie spese le 9 Liriche, presso il piccolo stabilimento tipografico «Progresso» di Sant’Agata di Militello, e le ha inviate senza affrancatura a Eugenio Montale che, incuriosito, le lesse e apprezzò decidendo di presentare come prefatore i Canti barocchi e altre liriche (Mondadori, 1956). Nel 1960, è uscito Gioco a nascondere. E nel 1967 la terza e ultima raccolta, Plumelia, edita da Scheiwiller

Fresia Erésia, eteronimo di una poeta la cui identità è sconosciuta. Vive in subaffitto nella di lei soffitta, si ciba di versi sciolti, di tramonti e nuvole di panna. Nasconde le briciole dei tetti sotto la tovaglia e i trucioli di limature di strofe sotto il tappeto. Compone e scompone, mescola le carte, si cimenta e sperimenta.


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