Io li conosco i domani che non arrivano mai, di Ezio Bosso

Io li conosco I domani che non arrivano mai
Conosco la stanza stretta
E la luce che manca da cercare dentro

Io li conosco i giorni che passano uguali
Fatti di sonno e dolore e sonno
per dimenticare il dolore

Conosco la paura di quei domani lontani
Che sembra il binocolo non basti

Ma questi giorni sono quelli per ricordare
Le cose belle fatte
Le fortune vissute
I sorrisi scambiati che valgono baci e abbrac
ci

Questi sono i giorni per ricordare
Per correggere e giocare
Si, giocare a immaginare domani

Perché il domani quello col sole vero arriva
E dovremo immaginarlo migliore
Per costruirlo

Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare

Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno

Adesso però state a casa pensando a domani

E costruire è bellissimo
Il gioco più bello
Cominciamo…

Ezio Bosso

Ezio Bosso nasce il 13 settembre del 1971 a Torino. Si avvicina alla musica all’età di quattro anni, dopo avere cominciato ad appena dodici anni a comporre musica, nel 1985 entra, a quattordici anni, nel gruppo degli Statuto, con i quali rimane per tre anni. Successivamente, sceglie di dedicarsi alla musica classica, esordisce come solista in Francia ancora minorenne, per poi girare le orchestre di tutto il continente europeo.
Negli anni Novanta, ancora molto giovane, calca le più prestigiose scene internazionali, e ovviamente, il Teatro Regio della sua città, Torino.
A teatro cura la parte musicale de “La stanza di Emily”, di “Cuori”, di “A score for Amleth”, di “Sogno di una notte di mezza estate” e di “Studio su Amleto”, con Valter Malosti; tra il 1998 e il 2001, invece, lavora a “La confessione biologica”, con Antonio Catania, a “Qoeleth e il cantico dei cantici”, con Davide Riondino, a “Moi je s’addresse” e ad “Aspettiamo quello simpatico”, con Rocco Papaleo.
Nel 2001 si occupa della colonna sonora del film “Ribelli per caso”, mentre due anni più tardi realizza quella di “Io non ho paura”, diretto da Gabriele Salvatores. Tra il 2004 e il 2005 lavora anche per il cinema con “Rosso come il cielo” e “Quo Vadis Baby”, mentre tra il 2006 e il 2007 cura le musiche di “The Moon on the Lake” e di “Il dolce e l’amaro”.
Nel 2011 scopre di essere ammalato di una patologia neurologica che, con il passare del tempo, compromette la sua possibilità di camminare, di muoversi liberamente e di esprimersi verbalmente. Poco dopo, gli viene diagnosticato anche un tumore al cervello: per Ezio si tratta di un brutto colpo, al punto che gli passa per la mente anche la possibilità di togliersi la vita.
Incoraggiato dal suo medico, il musicista piemontese abbandona quei terribili propositi, si fa forza e decide di affrontare i problemi di salute, pur temendo l’impossibilità di rimanere autosufficiente: per colpa delle terapie perde quaranta chili, ed è a quel punto che è costretto a svelare la propria malattia pubblicamente (in un primo momento aveva scelto di non dire niente a nessuno).
Nel 2013, viene contattato da Mario Brunello, celebre violoncellista consigliato da Gidon Kremer, che gli chiede di incontrarlo: tra i due nasce una bella amicizia che si traduce in una importante collaborazione professionale in un duo violoncello-pianoforte. L’anno successivo Bosso esordisce alla testa della London Symphony Orchestra con la sua “Fantasia per Violino e Orchestra“.
Nel 2015, invece, il suo concerto all’Ikon Gallery, nell’ambito dell’opera “3 Drawing Rooms” di David Tremlett, suo amico fraterno, viene definito da Penelope Curtis, direttrice di “Tate Britain”, e da “The Arts News Paper” l’evento artistico dell’anno in Gran Bretagna. Nello stesso anno Ezio Bosso viene candidato al David di Donatello per le musiche de “Il ragazzo invisibile”, film per cui è tornato a collaborare con Gabriele Salvatores, e viene chiamato dall’Università Alma Mater di Bologna per realizzare e dirigere una composizione incentrata sulla Magna Charta dell’ateneo. Inoltre, registra il suo primo album ufficiale da solista, commercializzato per Egea Music il 30 ottobre con il titolo “The 12th Room“, la dodicesima stanza.
Nel febbraio del 2016 è uno degli ospiti d’onore del Festival di Sanremo condotto da Carlo Conti: la sua esibizione e la sua intervista sul palco dell’Ariston rientrano tra i momenti più commoventi della kermesse trasmessa da Raiuno. Il giorno successivo alla sua ospitata si fa apprezzare, inoltre, per un tweet ironico scritto in risposta a Spinoza, celebre collettivo di satira che pubblica una battuta, piuttosto criticata, che dice che anche un disabile può pettinarsi come un idiota: Bosso replica ironizzando sulla propria malattia e sottolineando che la sua capigliatura strana è dovuta al fatto che si pettina da solo.
Ezio si spegne a Bologna il 15 maggio 2020, all’età di 48 anni.

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.


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