Sailing 2 o degli imbarchi spettacolari

La piccola crociera del “Complesso di Edipo”, proseguiva placida.
Il tempo era splendido in quel primo e soleggiatissimo scorcio d’estate.
La solitudine pandemica del mare durante la quarantena internazionale, sembrava averlo rigenerato, così ora scintillava, gonfio, azzurro e tracotante, sotto la sferza del sole.
In quei giorni carezzevoli, Cervellenstein, uno dei pochi esseri umani impeccabili anche coi calzoncini, i suoi erano bianchi, eleganti e avevano addirittura la “riga”, stava impratichendo Pandora in molte, amene discipline, alcune delle quali erano coperte dalla riservatezza della loro cabina, la cui porta, di notte, anche se nessuno in ora tarda l’avrebbe mai potuto notare, si arroventava, tingendosi d’un bel rosso.

Il professore la stava iniziando anche ai segreti della pesca, e, da illustre psicologo qual’era, le insegnava, per prima cosa, a tollerare il tipico senso di frustrazione che dopo troppe ore di inerzia, aggredisce il pescatore, un soggetto pur avvezzo a restare immobile per lungo tempo, inguainato in un’attesa quasi metafisica.
Nella maggioranza dei casi, tutti i pesci circostanti, dopo averne individuato uno di quelli tosti, ostinati, si danno di gomito, deridendolo e snobbandolo.
Qualcuno riporta di aver visto certi pesci, che però non era in grado di riconoscere, fare delle pernacchie di gruppo ad un poveretto con la lenza in mano, ormai rimbambito dall’immobilità di ore.
Di solito, anche nel pescatore più testardo la rassegnazione comincia a farsi strada quando la zucca inizia a bollirgli sotto il fragile cappellino, quel guscio spiovente così caro ad una persona a me molto vicina.

In effetti, dopo tre giorni di navigazione, il bottino della coppia, magrissimo, si era risolto nella pesca di una scarpa sportiva dalla tela sporca, consunta e lacera, ed in un minuscolo pesciolino d’oro, che, appena acchiappato, gli aveva sputato sul ponte un anello.
Pandora, che conosceva benissimo quel pesce per via di certe fiabe lette da bambina, tutta felice si infilò gorgogliando l’anello e ributtò il pesciolino d’oro in mare, anche perché, nervosamente, lui aveva fatto capire di non poter perdere troppo tempo senza respirare, senza contare poi che aveva l’agenda fitta, piena di cose da fare.
Cervellenstein e la sua dama del momento, non videro più alcun pesce finchè una mattina, in quell’angoletto di ponte dove erano in corso i loro esercizi piscatorii, si presentarono Tarallo e Consuelo, di solito impegnati a vagare in cerca di bellezza e a tubare come piccioni in salsa di felicità.
Frangiflutti e i suoi loschi progetti elettorali in quei giorni meravigliosi sembravano a Lallo lontani come la prospettiva che Jovanotti azzeccasse una nota o una “s” senza zeppola.
Consuelo, sporse per un momento sull’acqua l’incredibile, soprannaturale bellezza del suo volto e un istante dopo, in un infernale sciabordio e trambusto di pinne, si vide il balzo denso di mille pesci, che per vederla, impavidi, dal mare si slanciavano sul ponte, ammonticchiandovisi.

Fu una fitta pioggia ittica quella che per parecchi minuti si abbattè sul “Complesso di Edipo”.
Pandora e il Professore rimasero muti, a bocca spalancata, finchè durò il fenomeno.

Tarallo nel frattempo non smise mai di sorridere beato: lui, ormai era avvezzo agli effetti provocati dalla sua amata, e dal potere che la bellezza, se la si sa apprezzare, esercita su uomini e cose.
Molti di quei pesci vennero anch’essi rigettati in mare, altri si dichiararono onorati di immolarsi per la nobile causa di una grigliata collettiva, da organizzarsi quella sera a bordo, per la gioia dei naviganti.
Gli altri amici imbarcati si dedicavano intanto a diverse attività.
Marzio Taruffi, da quando aveva conosciuto Mastro Pippa, non lo mollava più: quel personaggio schivo lo interessava moltissimo e questa fascinazione lo aveva portato a concepire di scrivere una specie di ritratto di quell’uomo, qualcosa da pubblicare a puntate sul Fogliaccio.
“Storia di un lupo di mano che divenne lupo di mare”: questo Taruffi pensava che dovesse essere il titolo del pezzo, estrema sintesi di una vita spesa al servizio di due sole passioni: l’onanismo e le barche.

Mastro Pippa

Era altamente improbabile che un leccaculo come il mellifluo Direttore, sempre prono ai desiderata delle gerarchie religiose, lasciasse passare un reportage verità nel quale erano descritte le mirabolanti prestazioni masturbatorie di un tipo capace di fantasticare su Tina Pica o le Peter Sisters: a Monsignor Angiolo Missitalia, suo nemico e fautore di un ritorno al comando dell’ex condirettore Lello Rapallo, non sarebbe parso vero il poter sfruttare un incidente simile.
Taruffi che era, invece, una semplice anima di cronista, non immaginava nemmeno quali lotte sotterranee si combattessero per il controllo del Fogliaccio, intrighi che si svolgevano tutti sotterraneamente, ma nell’ambito della stessa parte politica.
Sua sorella Trudy, invece, trascorreva bei momenti in compagnia di un Abdhulafiah, sempre più rinfrancato, stregata dai suoi racconti, vicende, più o meno cruente, legate al mondo della finanza.
In particolare l’aveva intrigata moltissimo la storia di come Al Catone, il boss della mala industriale di Kalamazoo, nel Michigan, avesse distrutto l’impero dolciario di Tommy Calzetta e della sua potentissima “Crispy Donuts with Molasses Enterprise”.

Tommy Calzetta all’inizio della sua carriera

Al era stato per anni vicedirettore esecutivo nel reparto progettazione della “Crispy” di Calzetta.
Le tradizionali ciambelle croccanti con melassa, cardine della produzione dell’azienda, che per trent’anni erano state indispensabili ai tanti masochisti dello stato, e non solo, cominciavano allora a mostrare segni di debolezza sul mercato.
La proverbiale pesantezza di quei dolcetti oleosi, pur in presenza di un sapore superdolcissimo al palato, nel corso del tempo aveva trasformato gli stomaci dei consumatori in santuari della sofferenza, sia per i dolori sparsi che provocavano, alcuni dei quali tali da trasformare fisicamente le vittime in altrettanti cloni di Marilyn Manson, che per il loro tempo medio di digestione, che variava dalle cinque alle trentasei ore.

Alfonso Campascruoccolo detto Al Catone

Al, il cui nome originario era Alfonso Campascruoccolo, da tempo si ritrovava puntualmente in contrasto con le decisioni del suo ramo dirigenziale ed essendo di carattere bilioso, non risparmiava critiche che andavano facendosi sempre più pungenti e censorie, tanto che il suo collega Stan Zialy, con i didimi ormai rattrappiti dall’insofferenza, gli aveva affibbiato il fortunato nomignolo di Al Catone.

Finì così che Alfonso, inascoltato e dileggiato, piantò in asso il lavoro e Tommy Calzetta, dal canto suo non fece un solo gesto per trattenerlo, convinto di essersi tolto una spina dal piede, un po’ come quando ti accorgi che un’interruzione del programma che stai seguendo in tivvù, ti sta graziando dal sentire gli alti ragli dei tre tizi del “Volo”: ti senti straordinariamente sollevato.
Al aveva messo qualcosa da parte, e con quella e con i finanziamenti di alcuni soci occulti, tutti con un eccellente pedigree criminale, mise su la sua azienda rivale, la “Uticenses Confectionery Industry”, con sede a Kalamazoo, proprio dalla parte opposta della grande arteria sulla quale si stagliava l’enorme, ed esteticamente riprovevole, sede della “Crispy”, un gigantesco palazzo a forma di ciambella col bordo inferiore del buco, dal quale di notte colava una falsa melassa al neon rosso scuro.
Catone non tardò a farsi largo nel mercato con le sue Catone’s Superlight Donuts, ciambelle più leggere di quelle di Calzetta, la digestione delle quali permetteva un risparmio medio di circa due ore, rispetto ai tempi biblici di quelle rivali.

L’ingegnere tecno-gastronomico Amalrich Von Braun

Quando un suo ingegnere dolciario, un tedesco, Amalrich Von Braun, nipote del più celebre Werner, Re dello Spazio, inventò lo Pneumo Strudel, Catone trovò in quella meraviglia tecnogastronomica l’appiglio migliore per tentare di distruggere Calzetta e il suo impero.
Ossessionato come lo zio dal concetto di leggerezza, Amalrich, subito dopo l’assunzione, si diede ad elaborare dei prototipi di ciambelle così leggere che non riuscivano a trovare riposo sul suolo terrestre, preferendo librarsi verso le sfere alte dell’atmosfera.
Chiaramente diveniva difficile per chiunque, a meno di avere riflessi prontissimi, riuscire a mangiarle, ma Catone, comprensivo e astuto, lasciò in pace il suo ingegnere, che dopo qualche mese, al termine del quale le sue ciambelline erano state avvistate da aerei di ogni nazionalità, e da tutti gli osservatori astronomici del mondo, lo ripagò con l’invenzione dello Pneumo Strudel.

Poche gocce di una sostanza dalla ricetta misteriosa e sul piatto, gonfiandosi prodigiosamente in due o tre minuti, finiva per ergersi un vero e proprio tradizionale strudel germanico, gustosissimo.
Semplicemente strabiliante!
Non restava che curare il lancio in grande stile del prodotto, e Al lo fece, eccome!

Armid Decotture

Quella per il Pneumo Strudel, fu una campagna di spots mai vista prima, così affollata che lasciò ai programmi americani pochi minuti di trasmissioni giornaliere, per lo più i bollettini metereologici.
Nei talk shows non si parlava d’altro ed il famoso chef pluristellato Armid Decotture, con la sua celebre erre francese spaccabicchieri, ne fu il testimonial principe.
Contemporaneamente Al sguinzagliò i suoi soci occulti, col compito di “persuadere” parecchi deputati e senatori, a sposare la causa della nuova industria, la sua Uticenses Confictionary Industry.
I suoi alleati in affari disponevano in effetti di una efficientissima rete di convincitori, che un po’ corrompendo, ma più che altro mostrando ai politici l’esemplare di un loro collega messo ad invecchiare anni prima, imbottigliato in un fiasco di Teroldego, guadagnarono a Catone la base d’appoggio di cui necessitava.

I “Convincitori”

Pochi mesi dopo queste appassionate perorazioni, l’Istituto Superiore della Salute Americano, dichiarò che le Crispy Donuts with Molasses, di Tommy Calzetta, per i loro effetti dannosi, potevano essere equiparate ad armi da guerra, sortendo nei confronti degli stomaci, lo stesso effetto di un bazooka, di un bicchierone di antrace liquido o di un missile terra pancia.
Il Senato degli Stati Uniti e la Camera dei Deputati, lobbizzati dagli amici di Al Catone, basandosi su quella presa di posizione sanitaria, approvarono in men che non si dica una leggina in conseguenza della quale le Crispy Danuts di Calzetta potevano essere vendute solo ai possessori di una specifica licenza, una specie di porto d’armi dolciario.
Per l’antico principale di Catone fu la disfatta: le sue azioni finirono nel sottosuolo, in compagnia di ratti indifferenti, il suo impero crollò, disfacendosi, e di Calzetta si persero le tracce.
Si disse che, col nome di Frà Melassa, due anni dopo quei fatti, fosse entrato in un convento nei dintorni di Strappoli di Sotto, posto che la banda Tarallo ben conosceva, e paese di origine dei suoi nonni.
“Ma che storie pazzesche che sai tu, Abdhul – esclamò entusiasta Trudy, che sguazzava nella piscina, provocando una tale impennata nell’ego del consulente da fargli surriscaldare segretamente gli alluci – Non mi stancherei mai di sentirne!. Ma… sbaglio o stiamo approdando da qualche parte? Mi ero distratta e me ne accorgo solo ora!”.

In effetti il “Complesso di Edipo” stava entrando nel porticciolo di quella che sembrava una amenissima cittadina costiera, come ben testimoniavano i colori vivaci ed armoniosi delle case che attorniavano la bella piazzetta affacciata sul mare.
Non c’era molta gente in giro, effetto pandemico dunque, ma qualcuno, mantenendo le distanze, sedeva comunque ai tavolini del bar principale.
Tutti i naviganti erano ora riuniti sul ponte.
“Attendiamo ospiti – comunicò loro il Professor Cervellenstein sorridente – ce li scaricherà a bordo una piccola lancia”.
Cinque minuti dopo salivano a bordo del “Complesso di Edipo” un Omar Tressette guardingo, interdetto e vestito di tutto punto, come se dovesse entrare all’Ufficio Anagrafe della sua città, ed una Signora Cleofe, drappeggiata da un pareo dai colori incendiari.

La signora Cleofe

Finendo con aria frettolosa e un po’ disgustata la sua cinquantesima sigaretta, sorrise poi a tutti e disse decisa: “Ohè, a me non importa niente eh, se qualcuno potrebbe scandalizzarsi! Nel caso non gradisca lo spettacolo, basterà che volti la zucca e guardi da un’altra parte, ma io ho tutta l’intenzione di prendere il sole nuda, come faccio di solito in questa stagione. Va bene ragazzi?”, concluse l’incredibile ottantenne, incurante dell’apertura straordinaria di nove bocche, compresa quella di Mastro Pippa, che era emerso alla grazia della luce, dall’oscurità della sala macchine, per gustarsi l’approdo del panfilo.

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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