Nel mio dormiveglia, di Mario Benedetti

Nel mio dormiveglia

Cortile, casa e cortile, nei passi.
Poi le strade vanno su, le strade insieme alla grondaia.

(Non potevi che il rumore dell’acqua
e il venire giù della legna dirmi…)

Fai fatica, non so: sei un tronco che resta piegato,
non portato via, piegato,
e non dice niente nelle tante dita,
dove si sente così piegato,

non dice niente della pioggia.

Ci sono lamiere ogni tanto,
delle lamiere che passano la carne, e tu mi guardi tanto.
Passa il becco di un uccello e un’ala.
Va via tra i vestiti nelle ossa il dolore.

Mario Benedetti

Mario Benedetti (Udine, 9 novembre 1955 – Piadena, 27 marzo 2020), poeta e insegnante italiano, autore di “Umana gloria” (Mondadori, 2004) e del quale sono state recentemente pubblicate “Tutte le poesie” (Garzanti, 2017), è una delle oltre 20mila vittime del Covid-19, che se l’è portato via il 27 marzo scorso.
Fu tra i fondatori delle riviste di poesia  contemporanea “Scarto minimo”, Padova, 1986-1989, ed “Arsenal littératures”, edita a Brest dal 1999 al 2001. Le sue opere vennero tradotte in Francia da Jean-Charles Vegliante

Fresia Erésia, eteronimo di una poeta la cui identità è sconosciuta. Vive in subaffitto nella di lei soffitta, si ciba di versi sciolti, di tramonti e nuvole di panna. Nasconde le briciole dei tetti sotto la tovaglia e i trucioli di limature di strofe sotto il tappeto. Compone e scompone, mescola le carte, si cimenta e sperimenta.

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