Poesie a margine: “Il blues dei rifugiati” di Wystan Hugh Auden

Il blues dei rifugiati

Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, 
c’è chi abita in palazzi, c’è chi abita in tuguri: 
Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto.‎

Avevamo una volta un paese e lo trovavamo bello,
Tu guarda nell’atlante e lì lo troverai: ‎
Non ci possiamo più andare, mia cara, non ci possiamo più andare.

Nel cimitero del villaggio si leva un vecchio tasso,
A ogni primavera s’ingemma di nuovo: ‎
I vecchi passaporti non possono farlo, mia cara, i vecchi passaporti non possono farlo.

Il console batté il pugno sul tavolo e disse:
“Se non avete un passaporto voi siete ufficialmente morti”:
Ma noi siamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi.

Mi presentai a un comitato: mi offrirono una sedia;
Cortesemente m’invitarono a ritornare l’anno venturo:
Ma oggi dove andremo, mia cara, ma oggi dove andremo?

Capitati a un pubblico comizio, il presidente s’alzò in piedi e disse:
“Se li lasciamo entrare, ci ruberanno il pane quotidiano”:
Parlava di te e di me, mia cara, parlava di te e di me.

Mi parve di udire il tuono rombare nel cielo;
Era Hitler su tutta l’Europa, e diceva: “Devono morire”; ‎
Ahimè, pensava a noi, mia cara, ahimè, pensava a noi. 

Vidi un barbone, e aveva il giubbino assicurato con un fermaglio,
Vidi aprire una porta e un gatto entrarvi dentro: ‎
Ma non erano ebrei tedeschi, mia cara, ma non erano ebrei tede
schi. ‎

Scesi al porto e mi fermai sulla banchina,
Vidi i pesci nuotare in libertà: ‎
A soli tre metri di distanza, mia cara, a soli tre metri di distanza. ‎

Attraversai un bosco, vidi gli uccelli tra gli alberi,
Non sapevano di politica e cantavano a gola spiegata: 
Non erano la razza umana, mia cara, non erano la razza umana. 

Vidi in sogno un palazzo di mille piani, ‎
Mille finestre e mille porte;
Non una di esse era nostra, mia cara, non una di e
sse era nostra. 

Mi trovai in una vasta pianura sotto il cader della neve; 
Diecimila soldati marciavano su e giù: 
Cercavano te e me, mia cara, cercavano te e me.‎ 

Wystan Hugh Auden

Wystan Hugh Auden (York, 1907 – Vienna, 1973), poeta britannico, nasce in una famiglia appartenente alla middle-class inglese. T Studia alla Gresham’s School, Holt, Norfolk, e poi, nel 1925, all’Università di Oxford, dove fonda un circolo letterario che porta il suo nome (“Auden Circle”‎), insieme ad altri brillanti studenti, tra cui Cecil Day Lewis, Christopher Isherwood, Louis MacNeice e Stephen Spender. Ad Oxford comincia ad interessarsi agli studi di Freud e alle teorie del Marxismo, ma anche alla filosofia di Kierkegaard, al teatro di Ibsen e di Shakespeare e al teatro musicale di Mozart e Verdi.
Nel 1928 trascorre un anno a Berlino, al tempo sotto la Repubblica di Weimar, e legge Bertold Brecht, che influenzerà la sua produzione teatrale. Tornato in Inghilterra, pubblica la prima raccolta di poesie, i Poems (1930) e The Orators (1932), presentandosi come autore impegnato e di sinistra. Inoltre lavora insieme a Christopher Isherwood e scrive The Dance of Death (1933), The Dog Beneath the Skin (1935) e The Ascent of F6 (1936). Negli anni inglesi conosce T.S. Eliot e diventa amico di E.M. Forster. Nel 1935 sposa Erika Mann, figlia dello scrittore Thomas Mann, per garantirle l’espatrio dalla Germania nazista, che le aveva annullato la cittadinanza. I due non vivranno mai assieme. Nel 1937 partecipa alla Guerra Civile Spagnola, come autista. Rimane scioccato dalle atrocità commesse sia dai Republicanos, che lui sosteneva, sia dai Nacionales, maturando quel senso di smarrimento ed ansia che lo accompagnerà per tutta la vita. Il risultato di questa esperienza, una volta tornato in Inghilterra, è la poesia Spain, pubblicata nel 1937. Nel 1939 si trasferisce negli Stati Uniti con Christopher Isherwood, dove prende, nel 1946, la cittadinanza americana. A New York conosce Chester Kallman, uno studente, con il quale avrà una lunga relazione sentimentale. Il periodo tra il 1940 ed il 1948 è piuttosto prolifico: Auden scrive Another TimeNew Year LetterFor the Time Being e The Age Of Anxiety, con cui vincerà il premio Pulitzer, che rappresenta il culmine della sua poetica. Inoltre, negli anni americani, rimane in contatto con intellettuali e scrittori tedeschi come Klaus Mann, Erich Heller ed Hannah Arendt. Dal 1948 al 1957 rimane a New York, ma trascorre molto tempo in Italia, ad Ischia, soprattutto d’estate. Auden continua a scrivere, libretti d’opera, tra cui quello per La carriera di un libertino di Igor Stravinskij, e raccolte poetiche, come Nones (1951) e The Shield of Achilles (1955). Dal 1957 al 1961 insegna all’Università di Oxford. Nel 1958 si trasferisce in Austria, nel piccolo e tranquillo paese di Kirchstetten, vicino a Vienna. Nel 1967 viene insignito negli Stati Uniti della National Medal for Literature. Agli ultimi anni appartengono Homage to Clio, del 1960, City Without Walls, del 1969 e Thank you, Fog, pubblicato postumo nel 1974. Una delle poesie di Auden più famose fra il grande pubblico – Funeral blues – è contenuta nei film Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell e L’attimo fuggente di Peter Weir. 

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.

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