Ancora santi vaganti per Tarallo

“Pronto Abdhul? Tutto bene, tutto sotto controllo? Cosa? L’editore ha in preparazione un fondo contro la musica rap? Beh sì, credo che qualcuno potrebbe in effetti risentirsi se scrivesse che solo chi non sa fare un accidente in musica si dedica al rap e la butta in chiacchiere … Sì lo so, ovviamente, che pure Jovanotti ha iniziato così: del resto la madre, sfornandocelo, ha pensato a suo tempo di dichiarare guerra all’intonazione e ora ci ritroviamo da un lato sul punto di un conflitto nucleare, dall’altro col rischio del Jova Beach Party.
Che? Tressette dice che non sa scegliere tra i due pericoli? No, no, questo mi pare un po’ sbilanciato. Sì, vedi tu quel che puoi fare, ti devo salutare che siamo appena arrivati a Strappoli di Sotto e dobbiamo metterci in moto per l’inchiesta. Saluta tutti, ciao”.

Abdhulafiah rimase per qualche istante col telefono in mano, come a far decantare gli ultimi echi della conversazione con Tarallo, poi, svanito quel momento a densa carica emotiva, riattaccò e cercò con gli occhi Lello Rapallo: doveva assolutamente consultarsi con lui.

Abdhulafiah

Avrebbero dovuto, senza la minima intenzione di censurarlo, portare l’editore e proprietario del Disturbatore, ovvero Omar Tressette, ad essere più lucido e a mantenere i suoi fondi di costume su una linea penalmente meno rischiosa, riconducendo le sue tesi nell’ambito di una critica, sì dura, ma agibile, senza che l’intera redazione rischiasse di ritrovarsi a parlare coi ragni e a sbocconcellare montagne di arance nel vicino carcere di Porta Pazienza.
Come era ormai noto, nel primo editoriale della sua rubrica “Cose Etiche ed Estetiche”, pronto per l’esordio, il grande intollerante si chiedeva quale mistero facesse sì che i peggiori guidatori del mondo stabilissero un legame così inevitabile e stretto con le Smart, ma in quello specifico caso l’impostazione e il tono dell’articolo si erano mantenuti comunque al di sotto della soglia di rischio.

C’era però la faccenda del rap che incombeva: sapevano che di quella roba e di chi la starnazzava tutt’intorno, Omar aveva un giudizio meno clemente di quelli che riservava ai più rinomati serial killer e occorreva dunque un intervento preliminare e riequilibratore, prima che quei concetti roventi si tramutassero in altrettante denunce per diffamazione acrobatica. Segnalata da una foto in cornice di una Greta Thunberg particolarmente incazzata, Abdhulafiah individuò la postazione di Rapallo e con una certa fretta vi si accostò.
Non girò intorno al problema, così i due iniziarono un piccolo brainstorming per trovare una soluzione diplomatica al problema degli ardori critici di Tressette.
Frattanto il Direttore del Fogliaccio, Ognissanti Frangiflutti, pressato dalla presenza del pedinatore minaccioso Joe Spinazza, era melodrammaticamente svenuto nel piazzale del megasupermercato Carreconad.
Dopo alcuni minuti rinvenne a fatica, trovandosi attorniato dalla folla di consumatori isterizzati dai venti di guerra.
“Ohè, coso fichetto, sei di nuovo tra noi? Vabbè che ce sta ‘a guera e stamo tutti un po’ aggitati, ma tu nun poi morì prima d’esse ammazzato, mortacci tua! Tirate su, và, e levate dai cojioni che te sei piazzato proprio davanti ar carroarmato mio!”.
Pronunciate dalla faccia bislacca e rubizza di un vecchio vestito come John Wayne in “Berretti verdi”, che incombeva su di lui, queste brevi parole finirono per svegliare del tutto Frangiflutti che si rizzò in piedi e se ne stette così per un po’, malfermo e confuso.

Ruotò subito la testolina intorno, a trecentosessanta gradi, per vedere se il gangster fosse ancora nei pressi, ma il terribile figuro pareva essersi disciolto, lasciandogli addirittura il dubbio di avere immaginato tutta la scena.
Così, mentre i curiosi attorno a lui riprendevano a caricare carrelli interi di acquisti, piazzandoli nei tank parcheggiati, il Direttore, rinfrancato, salì in macchina e si diresse verso casa.
Avviò il motore proprio mentre Joe Spinazza usciva dal megasupermercato con una notevole scorta di torroncini allo iodio, contesi a forza e con successo a Terenzio Scassapizza, capo delle risorse disumane di una ditta di trasporti.
L’uomo di Benny Syracuse vide partire a tutta birra il suo pedinato senza scomporsi.
Sorrise: sapeva bene dove abitava e non aveva alcuna fretta.
Scartò un torroncino allo iodio e se lo gustò per benino.

E mentre in città maturavano questi eventi, in un altro e più lontano luogo, cioè nel ridente paesino di Strappoli di Sotto, Tarallo, Consuelo e Taruffi, appena arrivati, e senza neanche aver fissato le camere presso la solita “Pensione La Rossa”, consumavano una ricca colazione al Bar Medardo.
Nonostante fossero passati un paio di anni dalla sua prima visita, Lallo ritrovò sul posto i medesimi frequentatori di allora, piazzati agli stessi tavoli, comparse di una scena già vista.
Erano infatti gli stessi vecchi, messi nella stessa posizione d’un tempo ed eternamente impegnati a giocare a briscola, proprio come se Lallo li avesse lasciati solo un istante prima.
Lui e la meravigliosa Consuelo si alzarono dal loro tavolo solo quando Taruffi ebbe sterminato cinque o sei cornetti farciti e quando, stando a favore di vento, il suo penetrante afrore muschiato andò ad azzannare le narici, logore ma funzionanti, del gruppetto degli anziani briscolatori, dal quale si levarono gracchianti proteste ed una inopportuna bestemmia.
Raggiunsero in fretta la Chiesa di Santa Abbondanziana Martire ed entrarono nella navata centrale, passando dal primo sole di primavera al buio austero delle sue navate.

Strappoli di Sotto: Santa Abbondanziana Martire – interno

Sapevano dove trovare Ducco il sagrestano, così si mossero rapidi verso lo stanzino dove era conservata la prodigiosa poltrona Onyric, l’unico mezzo al mondo in grado di trasformare i sogni in realtà.
Originariamente consegnata a Frangifllutti come arredo da relax, una volta che ne fu scoperto il potenziale, quella meraviglia gli fu espropriata dalla Compagnia di Gesù e fu contesa per svariato tempo da alcuni monsignori lubrichi che la usarono per intrecciare roventi relazioni sentimentali con attrici famose, dei veri miti hollywoodiani.
Fu Ducco a rendersi conto per primo che le protagoniste di quei sogni così realistici potevano oltretutto evadere dalla mera condizione onirica e passare alla vita reale, così, dopo un viavai di donne famose entrate ed uscite dalla poltrona e dalla sua vita, dalla Bella Otero ad Anita Garibaldi, la sua attuale e consolidata relazione con Mata Hari, rimasta a lavorare nella redazione del Disturbatore, costituiva la più incisiva testimonianza dell’ulteriore potere della poltrona.
Fu proprio il vertice della Chiesa Cattolica, dopo un periodo piuttosto burrascoso, a metter fine alle contese tra i prelati che si litigavano il magico arredo e a stabilire che la Onyric dovesse rimanere chiusa nella sagrestia di Santa Abbondanziana Martire, sotto la stretta custodia di Ducco, che non tardò tuttavia ad abusare di quel privilegio.

La poltrona Onyric

Non fu mai chiarito se si dovesse al richiamo della poltrona anche il mistero dei santi martiri che due anni prima avevano preso ad evadere dai quadri che li effigiavano, portando scompiglio nel paese e turbando non poco la quieta esistenza di Don Oronzo Sardanapali, parroco della chiesa.
Da quel turbine fu investita anche l’esistenza, ancora più tranquilla, del vescovo di zona, che in quella circostanza non fu capace di andare oltre la sua proverbiale quanto inutile esclamazione di sorpresa: “Cacchiolino!”.
C’era voluto del bello e del buono per rimettere in ordine le cose, tacitando lo scandalo e rimandando tutte quelle irrequiete santità all’interno delle rispettive cornici.
Al passaggio di Consuelo si accesero tutte le candele nei banchetti delle offerte, ed i tre, giunti ormai dinanzi alla porta dello stanzino di sagrestia, dove era chiusa sotto chiave la poltrona, stavano quasi per aprirla, quando, dall’interno, Ducco li precedette, uscendone fuori in compagnia di una gran bella donna col naso sbarazzino, molto truccata e vestita all’egiziana, ninnoli compresi.
Fu evidente lo stupore imbarazzato del sagrestano nel vederseli davanti improvvisamente, un sentimento vivissimo che subito gli imporporò le gote:
“Ah… S..Salve ragazzi… Io, appunto, io appunto… stavo per congedare ..ehm.. Cleo, qui presente, e venirvi a cercare… per.. per..”
“Per il grande cagnaccio Anubi, non se ne trova più uno vestito alla romana: il gonnellino non solo non lo portano più né capi né centurioni nè vigili urbani, ma uno straccio di tunica sexy non se lo mette più nemmeno una donna!”

Così, senza troppe cerimonie, la soprannominata Cleo interruppe il pigolio esitante di Ducco, prendendosi la scena.

Cleo

Ehm… s.. scusa Cleo, – quasi gemette il poveretto – ma ti..ti spiacerebbe tornare un attimo in sagrestia, mentre io parlo con questi amici? Magari ci si vede tra un po’..”
Va bene guerriero dei moccoliconcesse Cleo dopo aver ben bene scrutato i tre redattori in missioneVedo che dopo lo spasso non mi vuoi tra i piedi: nulla di nuovo, mi è sempre toccato ‘sto trattamento a me, e, accidenti a Osiride, ci sono abituata!”.
Rientrò impettita nella stanza, sbattendone violentemente la porta.
Non appena la donna fu sparita, il sagrestano, sempre più avvampante e imbarazzato, sussurrò ai suoi amici:
“Sentite carissimi.. non è .. non è necessario che Mata venga a sapere di questa cosa… D’altronde è una faccenda innocentissima: Cleo mi da solo ripetizioni di geroglifico il martedì mattina, e così se voi poteste…”.
Fatti tuoi – tagliò corto Consuelo – facci piuttosto vedere di che si tratta stavolta”.
Taruffi intanto fiutava l’aria della chiesa, concludendo infine: “Che dannata puzza d’incenso!”
Ducco li precedette camminando verso la navata sinistra della chiesa immersa nel silenzio mattutino e con circospezione li mise al corrente di un fatto nuovo, uno sviluppo imprevisto di quella storia intinta nel mistero:
“Disgraziatamente il problema di San Carminio non è ancora stato risolto, l’ultima volta è stato segnalato a far cagnara in una sala giochi, ma non abbiamo solo questa emergenza, purtroppo: come è capitato la volta scorsa coi santi della navata destra, quelli della sinistra sono stati contagiati dal suo esempio, così anche Santa Eufronia di Tiro s’è volatilizzata, evadendo dalla sua tela settecentesca, opera del Maestro Bertrandone da Strappoli.

Maestro Bertrandone da Strappoli: Santa Eufronia di Tiro

Come sapete, intorno all’anno 156 D.C., Eufronia, donna di grande bellezza e virtù, essendosi negata per fede alle brame del perfido Gedeonio di Alicarnasso, un tipo brufoloso dal carattere infernale, venne denunciata come cristiana fervente.
Per ordine di Eraclio il Tirintino, un funzionario amministrativo di zona, una specie di ispettore del catasto, venne dunque martirizzata dopo che le furono strappati i seni.
Ebbene un nostro parrocchiano, uno dei pochi astemi del paese, titolare di un negozio di abbigliamento intimo, giura e spergiura che una donna vestita bizzarramente e piatta come un asse da stiro, è entrata in quel negozio parlando una lingua strana, quasi cantandola. Una voce tipo Arisa, ha detto, ma più lamentosa.
Facendosi comunque capire, la tizia ha indicato uno dei reggiseni esposti, uno di quelli belli imbottiti che ti fanno apparire un mucchietto d’ossa come se fosse una maggiorata: lo voleva assolutamente e l’ha artigliato con la mano, manifestando la chiara intenzione di portarselo via.

Non aveva una lira, ovviamente, così il proprietario l’ha trattata male ed è iniziata una discussione accesa in lingue assortite, finché lei, irritatissima, è uscita dal negozio sparando una fitta raffica di parole, molto meno enigmatiche di quanto sembrassero.
Venendo via la strana donna ha urtato contro lo stipite alto dell’ingresso e così le è caduta l’aureola, anche se lei non se ne è accorta: ecco perché, raccogliendola, il titolare dell’attività è caduto in ginocchio in preda a più di un dubbio mistico ed è uscito di senno come un fan dei neomelodici.
Insomma miei cari, così stanno le cose.
Per ora, temo”.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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