Rino Gaetano, cantante disincantato e visionario

Quarant’anni fa in un incidente stradale moriva prematuramente Rino Gaetano, un anticonformista dalla voce unica, un artista ironico e graffiante, uno che stava talmente avanti da cantare la sua morte in una canzone, “La Ballata di Renzo”.
La sua musica e le sue canzoni sono state conosciute e amate da tutte le generazioni, da “Gianna” a “Berta Filava”, da “Ma il cielo è sempre più blu” a “Nuntereggae più”. Questi brani vivono negli anni e continuano a celebrare il cantautore.
Irriverente e precursore dei tempi, Rino Gaetano ha lasciato un segno profondissimo nella musica italiana, seppur abbia avuto un’esistenza breve, durata soli 31 anni.
Rino Gaetano quel giorno stava tornando nella sua casa di Roma e percorrendo la via Nomentana finì nella corsia opposta alla sua.
Un camionista che sopraggiungeva nell’altro senso di marcia tentò di richiamare la sua attenzione suonando il clacson, ma non ci fu niente da fare: l’urto fu inevitabile, così la parte anteriore e il lato destro della Volvo di Rino vennero distrutti.
Gaetano battè violentemente la testa contro il parabrezza, sfondandolo, altrettanto violento fu l’impatto del petto sul volante e quello contro cruscotto. Si parlò di un possibile collasso precedente da parte di Gaetano, tanto che l’autista del camion, che prestò anche i primi soccorsi, disse di aver visto Gaetano accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi solo pochi attimi prima dell’impatto. Impossibile evitare l’urto.
Quando i soccorsi arrivarono, l’artista era già in coma.
Al Policlinico Umberto I gli vennero riscontrate fratture varie. In assenza di un reparto adeguato agli interventi d’urgenza, il cantante fu trasferito al Gemelli dove morì alle 6,00 del mattino.
Un epilogo, quello, che in qualche modo era stato “predetto” da Rino Gaetano stesso, nove anni prima, in un suo brano intitolato “La ballata di Renzo”, nel quale raccontava di un uomo che veniva rifiutato da tre ospedali e perfino dal cimitero.

Rino Gaetano – “La ballata di Renzo”

Poeta ironico e artista dalla forte teatralità, Gaetano recitò anche un piccolo ruolo nel “Pinocchio” di Carmelo Bene.
Fu l’artista che creò una vera e propria frattura nella musica del nostro Paese, anche perché non ebbe mai maestri e non fece parte di correnti musicali precostituite.
Era lui stesso l’onda nuova di una corrente che non avrebbe poi avuto eguali.
La musica italiana in quegli anni Settanta era politicamente impegnata, e Rino Gaetano con il suo sguardo sensibile e a tratti disincantato, affrontava problematiche sociali ed esistenziali, raccontando sì degli operai, ma anche della gente del Sud, toccando non solo la storia ma anche la politica.
C’era anche molto di personale nelle canzoni di Gaetano.
Nato a Crotone il 29 ottobre 1950, figlio di una sarta e di un portiere, si trasferì con i genitori a Roma nel 1960 quando ancora era un bambino, andò ad abitare nel quartiere popolare di Monte Sacro e dalla Capitale non si spostò più.
Il padre cercò di indirizzarlo verso una carriera da bancario, lo aveva fatto diplomare in ragioneria proprio per farlo lavorare in banca, Rino però aveva la musica nel cuore e decise quindi di intraprendere la carriera artistica.
Solamente se avesse fallito come musicista, sarebbe diventato bancario: questo era il compromesso che aveva stabilito con il padre dopo l’ennesimo litigio.
Vivevano nel seminterrato di un condominio e proprio tra quelle mura venne composto uno dei suoi brani più amati, “Ma il cielo è sempre più blu”, uscito nell’estate 1975.
Gaetano viveva appieno la realtà del ragazzo di quartiere che piano piano diventava un artista popolare.
Il nome che tutti conosciamo, in realtà, era solo un nome d’arte, datogli da Anna, sua sorella.
Rino a casa era chiamato “Salvatorino”, ma Anna, per brevità, amava chiamarlo Rino, per questo motivo quel nome divenne poi definitivo.
La sua carriera iniziò dunque nei locali di Roma. Godeva dei suoi primi guadagni con semplicità, comprando la lavatrice o il frigo ai genitori.
Nel 1968, assieme a un gruppo di amici creò il quartetto dei Krounks, un gruppo musicale che eseguiva soprattutto cover: Gaetano vi suonava il basso e nel frattempo si dilettava a scrivere canzoni.
I suoi artisti di riferimento in quegli anni erano cantanti italiani come Jannacci, De André, i Gufi, Gian Pieretti e Ricky Gianco, ma anche nomi internazionali, come Bob Dylan e i Beatles.
Nel 1969 Rino si avvicinò al teatro e iniziando frequentare il Folkstudio, noto locale romano nel quale potevano esibirsi anche molti giovani artisti.
In questo giro conobbe Antonello Venditti e Francesco De Gregori e da quel momento iniziarono ad emergere le caratteristiche che lo differenziavano da molti altri artisti a lui coevi che con una certa puzza sotto il naso, mal sopportavano la forte ironia dei suoi brani, il suo modo di cantare o il suo peculiare approccio critico.

Rino Gaetano si esibisce al Folkstudio

In quel periodo Gaetano si esibiva spesso insieme a Venditti in alcuni spettacoli di cabaret organizzati da Marcello Casco. Tra il 1970 e il 1971 inoltre prese parte anche a diverse rappresentazioni teatrali.
Come già detto debuttò nella discografia italiana nel 1973, con il 45 giri con la canzone “I love you Marianna”, tutto il resto è già storia della canzone italiana.
Difficilmente troveremo in futuro qualcuno con le stesse caratteristiche: senza peli sulla lingua e con tante cose da dire, un tipo che si nascondeva dietro una tuba nera, una chitarra ed un sorriso da giullare malinconico.
Un artista che aveva davvero qualcosa da raccontare, ma che non tutti erano in grado di capire, un cantautore che con le canzoni è diventato un pilastro della musica italiana.
Rino Gaetano, il cantautore che andava sempre “in direzione ostinata e contraria”, come cantava il grande Fabrizio De Andrè, è un artista, oggi, ancora attualissimo,.
Ha cantato i diseredati, gli ultimi, i diversi, un po’ come si era sempre sentito lui in vita: e’ stato il cappellaio matto che ha tirato fuori dal suo amato cilindro nero non dei conigli addomesticabili ma lepri ribelli”.

Rino Gaetano

La sua personalità, così marcata, lo mise subito in contrasto con l’ambiente della musica italiana, il suo anticonformismo e la sua cifra stilistica lo indicarono subito come il caposcuola di un qualcosa di “diverso”.
Il suo debutto avvenne nel 1973 con il 45 giri “I love you Marianna”, sotto lo pseudonimo salgariano di “Kammamuri’s”.
Nel 1974 uscì il primo album, praticamente ignorato, “Ingresso libero”.
Nel disco figurava il brano “Agapito Malteni”, storia di un ferroviere che ha negli occhi il dramma dell’emigrazione, quello di intere famiglie che lasciavano le proprie case per trovare fortuna in altri paesi o città.
Arrivò il 1975 ed esplose uno dei suoi pezzi più conosciuti, “Ma il cielo è sempre più blu”, incentrato sulle contraddizioni della società in cui viveva, al quale fece seguire un altro disco.
“Mio fratello è figlio unico”, il successivo, era un album che si basava sul concetto dell’emarginato e dell’escluso”, dichiarò Gaetano ad “Adesso Musica” nel 1976.

“Penso al cane, chi meglio del cane (ritratto sulla copertina del disco) può incarnare la solitudine per eccellenza? Noi siamo come il cane, cioè abbastanza avulsi dall’incontro umano, abbastanza soli, messi da parte”

Nel 1977 pubblicò “Aida”, che subito si pose come un unicum nella musica italiana.
Il brano infatti raccontava la storia dell’Italia del ‘900, ma Gaetano la associava alla vita di una donna meravigliosa. Si toccavano tanti temi come il nazionalismo, il conflitto mondiale e il 10 giugno 1940, con l’annuncio di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia. Si accennava anche alle campagne del Nord Africa, a tutto quel periodo buio della storia italiana che lasciò “un paese diviso e più nero nel viso”, alle sofferenze di un popolo e alla rinascita con l’Assemblea Costituente.
Fece molto discutere una delle canzoni contenute nel disco “Spendi, Spandi, Effendi”. Il brano era dedicato alla crisi petrolifera degli Anni ’70: l’italiano medio pur di avere un “litro di oro nero”, sarebbe stato disposto anche a cedere la propria compagna al sultano.
Arrivò poi la questione spinosa di “Nuntareggae più,” del 1978, brano che Rino Gaetano voleva assolutamente portare al Festival di Sanremo ma per il quale fu diffidato dal farlo dai discografici. L’artista, messo davanti ad un muro di gomma, non l’aveva presa bene, ma i discografici temevano che i temi politici toccati avrebbero potuto creare parecchi problemi alla sua carriera.
Gaetano aveva però messo le mani avanti già in una intervista concessa alla radio:

“Credo che si rischi il qualunquismo quando uno attribuisce a una canzone l’effetto di un comizio politico. Questa è una canzone evasiva. Io non faccio commenti politici. Quando canto voglio cercare di fare l’evasivo in tutti i modi e di scrivere delle canzoni d’amore. Questa è una canzone d’amore per la nostra società”.

Il titolo giocava sull’assonanza fra il genere musicale giamaicano e la coniugazione romanesca del verbo reggere e la canzone in sostanza è una lista di personaggi che invadevano i media di quei tempi. Guarda caso molti tra loro vennero poi beccati nella lista P2 di Gelli, venuta fuori nel 1981. Preveggenza, chissà.

Rino Gaetano – “Nuntereggae più”

Sempre nello stesso album c’era anche la canzone “Fabbricando Case”, una vera e propria denuncia contro la speculazione edilizia massiva, tipica di quegli anni. Sempre all’interno di questo capitolo discografico era contenuto “Capofortuna”, il pezzo in cui l’artista puntava il dito contro il genere di politico che prima ammalia gli elettori con il suo stile elegante ma che poi con il suo programma politico crea una frattura definitiva nella gente.
Il grande successo popolare e commerciale di Gaetano venne ribadito da “Gianna”, presentata al Festival di Sanremo 1978 e arrivata al terzo posto con un grande successo di vendite.
Fu un boom che il cantautore visse male: pensava che quel brano che non lo rappresentasse per intero e ne soffrì molto, ma intanto quel pezzo aveva dato uno scossone forte alla kermesse musicale di quell’anno.
Rino Gaetano aveva allora 28 anni ed entrò in crisi: credette forse di aver smarrito il suo percorso, anche passando alla nuova etichetta RCA, la più forte, e collaborando con Mogol.

Rino Gaetano – “Gianna” (Sanremo ’78 Serata finale)

L’album “Resta vile maschio dove vai?” del 1979 già dalla copertina evidenziava una frattura rispetto all’immagine conosciuta di Rino fino ad allora.
L’artista veniva ritratto in mezzo a due bellissime donne seminude che si baciavano.
Nonostante poi si fosse un pò ripreso psicolgicamente, portando anche al successo un altro singolo, “Ahi Maria”, sempre tratto da quell’album, il cantautore in realtà si era come incupito dentro.
Il giocattolo si era rotto: non amava quel tipo di successo commerciale, ma soprattutto sembrava non divertirsi più.

Nel bel mezzo di questo periodo di crisi tentò una strada diversa collaborando con Riccardo Cocciante e la band rock jazz Perigeo.
Nel 1980 uscì quello che sarebbe purtroppo stato l’ultimo album della sua carriera: “Io non ci sto”.
Non sapremo mai dove quel nuovo percorso artistico lo avrebbe portato.

Dice Damiano Damato su Rino: “Ti capita di trovare un 33 giri. Accade che il cantautore di Crotone torni a parlarci con il suo stile naif e visionario fra poesia e critica civile. Berta filava diventa oggi un’operaia dell’ex-Ilva, ragazza-madre con un bambino malato per le polveri sottili. Mio fratello è figlio unico la storia di un trans o di un gay deriso. È proprio così: la poetica musicale di Rino Gaetano non conosce ostacoli temporali, e si ripropone ancora oggi, a quarant’anni dalla scomparsa, come quella del più attuale cantautore italiano, che molti hanno cercato di imitare (si pensi solo al primo Vasco Rossi) senza riuscirci mai veramente”.
La discografia di Rino Gaetano rimane, a decenni di distanza, un vero e proprio testamento e anche un monito a rimanere vigili e a non farsi censurare.

C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo

– spiegava in una intervista, l’artista nel 1978, prima di un concerto sulla spiaggia di Capocotta –

Non ci riusciranno, sento che le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni che… capiranno che cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale
E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta
!

Rino Gaetano – “Ma il cielo è sempre più blu”

Bibliografia:

  • Matteo Persica: Rino Gaetano. Essenzialmente tu, Odoya, 2018;
  • Gian Luigi Caron: Gianna. Rino Gaetano, un cantautore controcorrente, Lampi di stampa, 2015;
  • Silvia D’Ortenzi: Rare tracce. Ironie e canzoni di Rino Gaetano, Arcana, 2007;
  • Annibale Gagliani: Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e Gaetano, I quaderni del Bardo, 2018;
  • Alfredo Del Curatolo: Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano, Selene, 2004.

Lino Predel non è un latinense, è piuttosto un prodotto di importazione essendo nato ad Arcetri in Toscana il 30 febbraio 1960 da genitori parte toscani e parte nopei.
Fin da giovane ha dimostrato un estremo interesse per la storia, spinto al punto di laurearsi in scienze matematiche.
E’ felicemente sposato anche se la di lui consorte non è a conoscenza del fatto e rimane ferma nella sua convinzione che lui sia l’addetto alle riparazioni condominiali.
Fisicamente è il tipico italiano: basso e tarchiatello, ma biondo di capelli con occhi cerulei, ereditati da suo nonno che lavorava alla Cirio come schiaffeggiatore di pomodori ancora verdi.
Ama gli sport che necessitano di una forte tempra atletica come il rugby, l’hockey, il biliardo a 3 palle e gli scacchi.
Odia collezionare qualsiasi cosa, anche se da piccolo in verità accumulava mollette da stenditura. Quella collezione, però, si arenò per via delle rimostranze materne.
Ha avuto in cura vari psicologi che per anni hanno tentato inutilmente di raccapezzarsi su di lui.
Ama i ciccioli, il salame felino e l’orata solo se è certo che sia figlia unica.
Lo scrittore preferito è Sveva Modignani e il regista/attore di cui non perderebbe mai un film è Vincenzo Salemme.
Forsennato bevitore di caffè e fumatore pentito, ha pochissimi amici cui concede di sopportarlo. Conosce Lallo da un po’ di tempo al punto di ricordargli di portare con sé sempre le mentine…
Crede nella vita dopo la morte tranne che in certi stati dell’Asia, ama gli animali, generalmente ricambiato, ha giusto qualche problemino con i rinoceronti.

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