Questo è ora di Faraj Bayrakdar

Quale elegia
se il tuo corpo è lancia
e le tue ali stormo?

È sangue marino
non chiudere i balconi
è mattino zelante
che bussa alle celle.

Un torrente di cavalli corre
in direzione del cuore
la notte stende i suoi bianchi sudari
è acqua l’essenza di questo miraggio
e nel suo sangue trabocca un astro
e campi di grano senza fine
e mani di condivisione.

Portatelo nel domani come palma
leggete la sua fecondità
è lui il libro della pioggia tanto atteso.
Primo dei cammelli, che cosa scorterai
se il suo corpo è fiume in cui scorre
se il suo corpo è strada nel paese

la terra inizia da una strada
il mare da un’onda
i cieli dalla stella polare
questo è ora
il suo specchio non ha orizzonte
i suoi larghi occhi
si allargano.

Pianura, torna quella che eri
passa in paese nelle vesti dell’ucciso.
Un meteorite devia dalla nostra galassia
e l’arco di trionfo si inchina ai suoi piedi
lo bagna del candore dei gabbiani
che tante volte hanno detto:
le sue intenzioni sono le nostre ali
e sono volati.
Le studentesse gli hanno detto:
salve
e alle studentesse ha teso la mano
offrendo nastri rossi
dalla bandiera che indossava
e loro sono volate.
Bussa alla porta il vento del nord
bussa il giornale
il postino
le mani di madre e compagni
e lui è volato
ma è ancora pigiato in mezzo a noi
leggete un corpo coperto di ferite
ogni ferita è un comunicato.

Faraj Bayrakdar

Faraj Bayrakdar è nato nel 1951 nel villaggio di Tir, vicino a Homs, Siria.
Ha pubblicato due raccolte di poesia prima del suo arresto per motivi  politici nel 1987, ad opera del regime di Hafez Assad. Solo nel 1993 è stato  processato e condannato a 15 anni di lavori forzati. Nel 2000, grazie a una campagna internazionale, è stato finalmente rilasciato. Ha pubblicato tre raccolte di poesia, ricevendo il Prix Hellman-Hammett (1998), il PEN Freedom-to-Write Award (1999) e il Free World Award (2004). Vive in Svezia, da dove continua a battersi contro il regime di Bashar Assad.

Fresia Erésia, eteronimo di una poeta la cui identità è sconosciuta. Vive in subaffitto nella di lei soffitta, si ciba di versi sciolti, di tramonti e nuvole di panna. Nasconde le briciole dei tetti sotto la tovaglia e i trucioli di limature di strofe sotto il tappeto. Compone e scompone, mescola le carte, si cimenta e sperimenta.

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